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UN PONTE, NON UN MURO.

 

L’ITALIANO E LA TRADUZIONE IN SVIZZERA.

Vittorio Panicara

 

1    Introduzione

In tempi di muri tra le nazioni e di barriere tra i popoli, in un XXI secolo che sembra cercare più la divisione che l’unità, il contatto linguistico appare come una risorsa irrinunciabile: un “ponte” tra le culture. L’insegnamento delle lingue e della traduzione prima alla DOZ e poi all’IUED ha sempre favorito uno scambio linguistico che avesse tale funzione di educazione multiculturale e il presente breve saggio cercherà di dimostrarlo.

 

2    La comunicazione tra le lingue, contro ogni barriera: l’italiano nel mondo e in Svizzera

La globalizzazione mette in discussione il principio dell’unità territoriale basata sull’omogeneità di lingue ed etnie e al tempo stesso fa sì che idiomi e culture si diffondano ovunque e valichino la dimensione dello Stato. Da ciò la necessità di reperire nuovi parametri per il loro studio, che dovrà prendere in considerazione nuove forme di interazione e di trasformazione. A questo proposito, può aiutare ciò che Tullio De Mauro (De Mauro, 1980, p. 102) afferma dello «spazio linguistico»: Lo spazio in cui ci muoviamo con frasi e parole, lo “spazio linguistico”, non è il caos. Ci sono degli ordini.Il concettoè che gli «ordini dello spazio linguistico» consentono ai parlanti la libertà espressiva della lingua e al tempo stesso offrono a chi la lingua la studia l’opportunità di accertare i parametri, i principi di questo ordine, che consentono la descrizione e l’interpretazione degli usi linguistici di una comunità di parlanti.

Gli studiosi che hanno redatto la prima Storia linguistica dell’emigrazione italiana nel mondo, pubblicata da Carocci a Roma nel 2011, hanno potuto esaminare il repertorio dell’italiano diffuso nel mondo proprio grazie a questo concetto, superando l’idea degli emigrati quali “ambasciatori” della lingua e della cultura nel mondo (in genere sono dialettofoni e impegnati più che altro a ricreare una loro identità linguistica) e arrivando con Vedovelli (Vedovelli, 2011, p. 133) alla formulazione di un ideale «spazio linguistico italiano globale».  Se lo «spazio linguistico» è il modello del repertorio idiomatico (ibid.: 135), esso consente al locutore la coscienza della propria lingua e dell’uso che egli ne fa, sia passando dal privato al pubblico, sia dall’informale al formale, e con ogni mezzo e canale (ibid.). In questa prospettiva il contatto dell’italiano con altre lingue trova, a parere di chi scrive, la sua corretta collocazione teorica e, nella scia di questa impostazione, in ambito svizzero-italiano si è giunti alla definizione del concetto di comunità di «italici» (Ratti, 2011). Esso includerebbe, tra l’altro, come ordine superiore di attori del connubio lingua-cultura italiana, tutti gli italofoni della Confederazione Elvetica.

La Svizzera è un laboratorio linguistico esemplare, e non solo per l’italiano, con il suo multilinguismo, la compresenza di etnie diverse, le notevoli forme urbane di multiculturalismo e, ovviamente, con le sue quattro lingue nazionali, i dialetti e un certo numero di lingue straniere. La lingua italiana viene insegnata in ogni cantone ed è un canale consueto di comunicazione, nonostante un certo calo, rilevato negli ultimi anni al di fuori del Ticino sia nella scuola che nella società o nel mercato del lavoro. Gli studi in proposito sono molti; secondo alcuni l’indebolimento dell’italiano sarebbe una conseguenza di quello politico e istituzionale (Martinoni, 2011). In Svizzera l’italiano rimane comunque una vera e propria «lingua di contatto», riprendendo la nota definizione della Thomason (Thomason, 2001), per la quale il contatto linguistico è l’uso di più di una lingua nello stesso luogo e allo stesso tempo: un contatto, nel caso dell’italiano in Svizzera, da intendere dal duplice punto di vista dei parlanti e delle lingue, con i conseguenti fenomeni di prestito, interferenza e commutazione di codice (Berruto, 2009). In Svizzera sia l’italiano dell’emigrazione che quello della Svizzera italiana entrano in contatto soprattutto con tedesco, francese e inglese; quando si parla del tedesco, inoltre, si dovrebbe far riferimento a quella sua variante ampiamente discussa che è lo svizzero tedesco. Sono scambi frequenti, che ovviamente influenzano molto la lingua italiana e spesso la modificano nell’uso. In sintesi, l’italiano in Svizzera mostra - anche al di fuori della Svizzera italiana - uno «spazio linguistico» così ampio da costituire un esempio di come una lingua, nella realtà internazionale globalizzata, potrebbe o dovrebbe unire le etnie e le culture, collegandole, appunto, come fosse una sorta di “ponte”, contro ogni barriera linguistica e culturale.

Se l’italiano in Svizzera si configura come una sorta di microcosmo di ciò che potrebbe essere una lingua globale, con la sua diffusione capillare e variegata, è però necessario aggiungere che in Svizzera l’italiano è «lingua ufficiale e nazionale» e che la stessa Cancelleria federale (Casoni & Pandolfi, 1991, p. 10) propone per il Canton Ticino l’esistenza di un vero e proprio italiano statale svizzero (dove «statale» fa riferimento alla realtà cantonale ticinese). Accogliendo questo principio (che fondamentalmente non fa altro che definire e difendere lo status di una specificità locale), l’italiano in generale sarebbe una lingua pluricentrica, contrariamente a quanto in Italia si è sempre affermato, e l’italiano del Canton Ticino, in particolare, avrebbe una sua norma parzialmente autonoma dall’italiano d’Italia (ibid.: 12). In ogni caso, proprio perché la distinzione tra il cosiddetto italiano statale svizzero e quello standard d’Italia è parziale, relativa, è confermato che l’italiano in Svizzera, dalla Svizzera italiana all’emigrazione italiana, conserva una sua unità nella molteplicità. Gaetano Berruto (Berruto, 2012) ha riassunto questo quadro così complesso in una recente conferenza tenuta a Berna.

 

3    Dal tedesco all’italiano, dall’italiano al tedesco

Secondo l’Enciclopedia Treccani (Dal Negro, 2010)  

                bilinguismo si riferisce sia al concetto più generale e ampio della competenza e dell’uso di due lingue, sia a quello più specifico di repertorio linguistico (meglio definito come bilinguismo sociale) formato da due lingue, che si oppone a diglossia. La diglossia è dunque una specifica forma di bilinguismo in cui le due lingue disponibili sono in un rapporto gerarchico e complementare.

Un singolo o una comunità possono parlare dunque due lingue indifferentemente (bilinguismo in senso stretto), oppure, al contrario, adoperarle in contesti diversi e con funzioni distinte; in questo caso si parla di diglossia. Italiano e tedesco, al di fuori del Canton Ticino, compaiono sotto la forma del bilinguismo del singolo e il fenomeno è stato ampiamente studiato e discusso, magari fornendo consigli pratici alle famiglie bilingui (Moretti & Antonini, 1999), o tratteggiando la figura del bilingue isolato, osteggiato dalle stesse istituzioni educative in quanto manifestazione “non normale” (Francescato, 1981). In genere, il bilingue mostra interferenze del tedesco nell’italiano e viceversa, nonché casi frequenti di semplificazione linguistica (ciò che non è da identificare sic et simpliciter come sicura fonte di «errore»). Il caso del bilingue con italiano e tedesco, per ciò che riguarda il giovane italiano di seconda e terza generazione, è poi reso problematico dall’influenza contemporanea e reciproca di ben quattro idiomi: italiano standard (spesso caratterizzato dal punto di vista sociolinguistico nel senso dell’italiano popolare), dialetto italiano, tedesco e svizzero tedesco. Quanto alla competenza nelle lingue di riferimento, italiano e tedesco, le possibilità sono essenzialmente tre (De Rosa, 2009, p. 83):

 

1

2

3

Plurilinguismo equilibrato: competenza elevata, sia orale che scritta, in tutte le lingue di riferimento.

Plurilinguismo dominante, competenza elevata, sia orale che scritta, in una delle lingue di riferimento.

Pluringuismo limitato: scarsa competenza, sia orale che scritta, in tutte le lingue di riferimento.

 

L’esperienza didattica alla DOZ e poi all’IUED della sezione d’Italiano è stata caratterizzata dalla forte presenza di giovani bilingui italiani, a volte con tedesco lingua materna, a volte con l’italiano. Si è anche riscontrato un progressivo passaggio dal plurilinguismo equilibrato a quello dominante nel senso del tedesco, ma si tratta in ogni caso di studenti che nel nostro istituto e nella traduzione hanno trovato e trovano la loro realizzazione personale e un mezzo di avanzamento professionale e sociale.

Il traduttore è un mediatore di cultura che opera incisivamente sulla lingua, innovando (Arcaini, 1995, p. 1): questa semplice definizione, che a maggior ragione vale anche per il mediatore linguistico e che vede nel processo traduttivo l’interagire di competenze diverse, permette di superare la pur giustificata distinzione tra «educazione multiculturale», da una parte, ed educazione e istruzione bilingui, dall’altra (Balboni, 1998). Il giovane bilingue e il traduttore tedesco-italiano sono la prova vivente che tale separazione può essere evitata. Non solo, ma il contatto linguistico di cui si è parlato all’inizio viene a realizzarsi nella maniera più completa. In particolare, e senza entrare nei meandri della discussione teorica sulla traduzione, si può dire senza tema di smentita che la preparazione del traduttore consta di un intreccio tra competenze enciclopediche e tematiche specifiche, conoscenza linguistica e terminologica, competenza testuale, conoscenza dei processi teorici e procedurali e competenze tecniche. Il passaggio dall’italiano al tedesco e viceversa rappresenta dunque nella traduzione la summa di un contatto che è o può essere una “fusione” di lingue e culture diverse: nel nostro caso, un “ponte” tra Svizzera e Italia, tra la Svizzera tedesca e il Canton Ticino nell’era della globalizzazione. E si tenga a mente la posizione del Consiglio d’Europa sul plurilinguismo, che vede nella diversità linguistica e culturale (che la traduzione valorizza al livello più elevato) un patrimonio e una risorsa comune, perché questa diversità non costituisca più una barriera alla comunicazione, ma diventi fonte di comprensione e arricchimento reciproci (Haas, 2010, p. 156).

 

4    Conclusione

Questo saggio ha cercato di fissare alcuni punti fermi relativi all’insegnamento dell’italiano a mediatori e traduttori: l’utilità sociale della lingua italiana, la sua opportunità didattica e soprattutto la sua esemplarità come lingua di studio in Svizzera, tale cioè da mostrare l’importanza del contatto fra le lingue nello stesso paese e nel mondo globalizzato.

 

 

BIBLIOGRAFIA

Arcaini, E. (1995). Tratto da Enciclopedia Treccani: http://www.treccani.it/enciclopedia/traduzione_res-3e21f7d9-87eb-11dc-8e9d-0016357eee51_(Enciclopedia-Italiana)/

Balboni, P. E. (1998). Educazione bilingue e multiculturale, istruzione bilingue, immersione totale; quattro nozioni da definire. Bulletin suisse de linguistiquc appliquée 67, p. 19-29.

Berruto, G. (2009). Confini tra sistemi, fenomenologia del contatto linguistico e modelli del code switching. In I. G., & M. V., La lingua come cultura (p. 3-34, 212-216). Torino: UTET.

Berruto, G. (2012). L'italiano degli svizzeri. Berna, Berna, Berna.

Casoni, M., & Pandolfi, E. (1991). L'italiano svizzero. Aspetti del contatto linguistico e della sociolinguistica della traduzione. Berna: OLSI/Cancelleria federale.

Dal Negro, S. (2010). Tratto da Enciclopedia Treccani: http://www.treccani.it/enciclopedia/bilinguismo-e-diglossia_(Enciclopedia-dell'Italiano)/

De Mauro, T. (1980). Guida all'uso delle parole. Roma: Editori Riuniti.

De Rosa, R. (2009). Riflessioni sul plurilinguismo. Bellinzona: Casagrande.

Francescato, G. (1981). Il bilingue isolato. Studi sul bilinguismo infantile. Bergamo: Minerva Italica.

Haas, W. (2010). Do you speak Swiss? Diversità delle lingue e competenze linguistiche . Zurigo: NZZ-Libro.

Martinoni, R. (2011). La lingua italiana in Svizzera: cronache e riflessioni. Bellinzona: Salvioni Edizioni.

Moretti, B., & Antonini, M. (1999). Famiglie bilingui. Bellinzona, Canton Ticino. Tratto da Osservatorio linguistico della Svizzera italiana: http://m4.ti.ch/fileadmin/DECS/DCSU/AC/OLSI/documenti/Pubblicazioni_Online/Moretti_Antonini_Famiglie_bilingui.pdf

Ratti, R. (2011). L'italicità: un paradigma per nuove prossimità. In D. P. A., & U. L. R., Atti del convegno internazionale di studi presso l'Università di Zurigo. Lingua e letteratura italiana 150 anni dopo l'unità (p. 47-55). Zurigo: Meidenbauer.

Thomason, S. G. (2001). Language Contact. Edinburgh: Edinburgh University Press.

Vedovelli, M. (2011). Lo spazio linguistico globale dell'emigrazione italiana all'estero. In D. P. A., & U. L. R., Atti del convegno internazionale di studi presso l'Università di Zurigo. Lingua e letteratura italiana 150 anni dopo l'unità. (p. 129-156). Zurigo: Meidenbauer.

 

 

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